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Testimonianze

di Fabio Ciriachi
Sguardi impropri dalle feritoie della fortezza.

Il passato che torna (una resa dei conti?)

Il poemetto in dieci parti Appunti per un viaggio sulla terra d’America nasce da una duplice spinta: lo stimolo dell’America baudrillardiana, incontrata leggendo, a inizi anni Ottanta, Lo scambio simbolico e la morte e, evocate da quel testo, le vicende di uno zio emigrato in Canada nel primo dopoguerra. Il bagaglio hollywoodiano come deposito iconografico, quindi, e l’esperienza americana di Jean Baudrillard come fonte più di suggestioni che di riflessioni, e le picaresche avventure di zio Mario di cui, non so perché, censuro i lati biechi e trasgressivi per concentrarmi sulle conseguenze patetiche che la sua scelta di lasciare l’Italia, rivelatasi poi definitiva, causa sia a lui sia in ambito familiare.

Il periodo della stesura e definizione degli Appunti è compreso fra il ’79 e l’82. Lavoro per la prima volta su un progetto di scrittura abbastanza chiaro (ho sempre scritto, ma senza concepire la cosa come un lavoro), e della poesia letta fino allora, quella su cui mi sembra più appropriato intonare la mia voce, poiché vicina alla complessità delle voci in campo, è una sorta di narrazione spezzata, ironica e partecipe al contempo, fatta di echi joyce-poundiani nell’assemblaggio delle forme frante, con tocchi di sperimentazione grafica laddove singoli elementi del significante lo consentano. In realtà questo lo penso ora. A quel tempo mi sta solo a cuore trovare una forma che somigli il più possibile alla sotterranea complessità delle cose che voglio dire. Soprattutto faccio mia, enfatizzandola anziché nasconderla, la confusione derivante dalla messa in contatto, fra loro, di elementi così eterogenei, e la eleggo a unico parametro di riferimento.

Guardando gli Appunti dalla prospettiva dell’oggi, è quasi impossibile, per me, non cogliere come la forma adottata risulti, a tratti, di una ridondanza imbarazzante; e paradossale, anche, se considero che la ridondanza deriva non da un eccesso di materiale narrativo ma da un venir meno di certe condizioni-base nelle regole del suo impiego. Il controsenso, in realtà, è solo apparente. La poesia, è noto, procede per sintesi, e tanto più funziona quanto più inversamente proporzionale è il rapporto che instaura fra parole usate e senso evocato. Qui mi sembra, invece, che l’ermetismo non voluto di molte mie formule verbali, oscurando in modo fuorviante il senso, renda le parole di alcune parti comunque di troppo; tali che, pur essendo poche, sembrano eccessive.

È una considerazione, questa sul ritorno dell’ermetismo, che da un po’ faccio spesso nei confronti di molta poesia di ricerca; in particolare lo noto in quel filone sperimentale che lavora a diluire i confini tra poesia e prosa; non attraverso il procedere della prima verso la seconda (vedi Berardinelli) ma per decostruire, sottrazione dopo sottrazione, gli statuti tradizionali dell’una e dell’altra fino a renderli indistinguibili. Queste, però, sono solo impressioni su cui non ho riflettuto abbastanza e che quindi, mancando di argomentabili sostegni, non spingo oltre. Forse l’imbarazzo che gli Appunti mi causano deriva più dal non aver saputo rendere la vicenda personale di zio Mario (Baudrillard e Hollywood hanno fatto il possibile) per quel tassello di tragicommedia italiana che in fondo è stata e alla cui sostanza avrei dovuto essere più fedele.

Ho lavorato per evocazione alludendo a chissà cosa quando, invece, avrei dovuto prendere di petto tempi e luoghi con la loro minuta quotidianità evidenziandone il lato neorealista, la condanna al bianco e nero cui erano palesemente destinati. Un esito cromatico sempre  accompagnato da straziante colonna sonora; percepibile, in questo caso, anche dal silenzio delle immagini meno loquaci e ambiziose.

Ma qui si aprono considerazioni su realismo e neorealismo quanto meno inopportune, ché a dar loro spago si prenderebbero tutto il tempo e lo spazio a scapito del mio progettino al quale, nella modestia delle sue ambizioni, basta accennare anziché chiarire, ricordare l’esistenza dei problemi anziché risolverli (o credere di farlo), suggerire riflessioni ad altri anziché farne di proprie.

La scelta di pubblicare ora solo le prime due parti risponde a criteri di opportunità; un conto è segnalare, altro travolgere.
APPUNTI PER UN VIAGGIO SULLA TERRA D’AMERICA

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