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Testimonianze

di Fabio Ciriachi
Sguardi impropri dalle feritoie della fortezza.

10 SENESCENZE (e un promemoria)

 UNO

Un vecchio può scopare ma non si può innamorare altrimenti è come un legnaccio secco addosso al fuoco ed è subito stecco spezzato e gambe piagate alle ginocchia, un vecchio che s’innamora lo farà in segreto pronto a eludere l’amata se lei mostrasse a suo modo di riamarlo, un vecchio innamorato vive in sogno l’amore ricambiato e nella realtà fugge la pena in cuore quando il cuore può trasformarsi in pietra da disastro, un vecchio innamorato fa ridere lo specchio in cui si guarda e si espone ai rimproveri del tempo che gli dice: “Non sai che l’amore è il presente della durata? Quanta vita immagini ti spetti ancora? L’amore è forza e tu sei gracile nell’agitarti con la morte accanto”, intrappolato nell’anacronismo il vecchio innamorato stringe i denti e sordo agli ammonimenti si consola col vivo del suo fuoco acceso dentro.

  DUE

Caro Chronos, non avertene a male se non provo più nostalgia, non che non percepisca il lontano irrimediabile del mio passato, ci penso spesso alla vita andata senza però il dolore di altre volte, ora quel tempo di non ritorno che mi aveva sempre causato sofferenza è gentilmente raccolto nel suo alveo come una parte di me così solida e ricca da sostenermi nel procedere di adesso, in pace con ciò che è stato ho scoperto un interesse inatteso per il tempo di ora e mi levo ogni mattina curioso di conoscere cosa mi riservi caro vecchio Chronos e quali sapori e forme hai apparecchiato per questa vita nuova di vecchiaia doppiamente sorprendente perché mi sta facendo scoprire anche una tua generosità che rende quanto mai bugiarda l’immagine di te che mangi i tuoi figli.

 TRE

Il legno vecchio sostiene il peso con la forza delle sue fibre verticali, le formiche ci camminano come su un fossile segnato dai crepacci delle venature, sole e vento lo percuotono senza ricavare più nulla dal suo esaurimento, tutto degrada per rispetto delle stagioni ma il legno vecchio sta immobile nell’attesa del mai visto, c’è chi chiama cuore di pietra tanta resistenza all’usura, solo un forte terremoto può coinvolgerlo in un crollo che lo renderebbe irriconoscibile fra le rovine, il legno vecchio sogna la fine con la forza di un tronco che anno dopo anno accumula corteccia attorno al proprio inizio, toccarlo con le mani rende così liscio il contatto che pelle e legno se ne testimoniano a vicenda le molte qualità, d’estate la luce del sole lo rende di una bellezza equivoca dai tratti giovanili, farsene ingannare è cosa sommamente degna e propizio è considerare questo inganno come il più giusto effetto collaterale della sua essenzialità.

 QUATTRO

Il tempo è stanco di quelli che non vogliono passare, stanco di quei vecchi velleitari lanciati a scorribanda nella vita, fra le tante pieghe del “non voler avere” la rinuncia al corpo dell’altro è la più protettiva, la prova dei giorni non è eludere l’età con l’atletismo delle intenzioni, per ogni vecchio che guarda in faccia il tempo l’amore ha la forma di un continente inesplorato, lo sguardo dell’altro è un premio che porta amore nella solitudine bastevole, il vento si distribuisce nei giorni senza pretesa di parità e flette ogni fronda sempre al momento giusto, i vecchi amanti che non sanno ingannarsi abbastanza da credere nella irrisolutezza del loro legame parlano volentieri del tempo atmosferico, chi accoglie nel pensiero la beatitudine dell’altro prova emozioni simili all’amore corrisposto, ogni rinuncia al possesso rende le mani dell’accoglienza sempre più concave, quando… quando… quando… questo avverbio suona come un gerundio fantastico che deposita l’attesa nel tempo giusto dell’accadere.

 CINQUE

Perché lui è uno che dice “lei è una che non sai mai come prenderla”, l’acacia gentile è piena di fiori e un intero conclave di api e altri imenotteri la circonda tutto il giorno di ronzii, alcune operaie suggono anche dai fiori caduti che fanno tappeto sull’erba attorno al tronco, perché lui ha paura di avere paura proprio nel momento in cui non bisognerebbe averne, perché lei se ci pensa bene ha sbagliato sempre nel momento giusto e questo le rende meno gravi gli errori, chiudersi come i fiori la sera per meglio comprendere la lezione del sole sulle braccia spalancate dell’accoglienza, così anche Carver prima di morire ha scritto in una poesia di congedo che la sua riuscita consiste semplicemente nell’essersi sentito “amato sulla terra”, perché lei si guarda in cagnesco ogni volta che il corpo riflesso nello specchio le dice altro da ciò che pensa di sé, l’inganno della sproporzione fra la realtà del reale e la realtà dell’immaginato è l’unica utopia che ancora funzioni, pochi ci credono e così il suo territorio è il meno affollato fra quanti ne offre ai viaggiatori la pratica quotidiana del miraggio.

 SEI

Non è per superstizione che nelle abitudini ripete ogni volta gli stessi gesti, vivere nel capanno col bambino vuol dire che di mattina si lava all’aria aperta e a gambe larghe con le mani spezza l’acqua per togliersi il sapone da sedere e genitali, i primi pensieri della giornata non prescindono mai dall’evidenza che l’aurora inizia quando le sagome degli alberi si fanno più scure del cielo, non essere patetici è l’imperativo categorico di quanti affrontano la vecchiaia a maniche rimboccate, ma il patetismo è un sangue che va assorbito con filtri di pensieri domestici anziché opporgli divieti che potrebbero causarne emorragia, le stradine di terra tagliano la collina fra prode di erba secca e declivi sassosi da cui spuntano radici di querciolo, alla vigilia del parto Zaira era sparita dall’ospedale di Cortona e Peppino l’aveva ritrovata dopo qualche ora mentre col pancione scendeva a piedi verso Camucia sostenuta da un solo convincimento “ho deciso di non farlo”, i vecchi pensano ai morti che hanno conosciuto e provano tenerezza per loro e per se stessi.

 SETTE

Il vecchio guarda alle vacanze estive con la curiosità di un entomologo davanti a insetti sconosciuti e solo le minacce del clima lo spingono a considerare vantaggi e svantaggi del luogo prescelto, dalla porta a vetri del capanno che ospita il vecchio e il bambino la vista spazia su colline folte di quercioli e il senso della vacanza è tutto nel loro condursi fra la terra riarsa dal sole e l’acqua di una piscina dove si abbeverano rondini e palombacci, qui le regole del gioco vogliono che gatto mangi topo e che volpe mangi gatto e che cane mangi volpe e che cinghiale sfugga ai cani e scalzi l’orto col grufolare del suo muso notturno, per il vecchio i dolori lanciano messaggi non sempre chiari quando guizzano improvvisi lungo le più svariate parti del suo corpo, prima il macaone e poi una grande farfalla gialla di cui nessuno conosce il nome, trascorre fra silenzi di brezze e ronzii la pastura di piccole nuvole nel cielo opaco di afa, la lite dei bambini rende il loro risentito bagno in piscina sinistramente silenzioso, che grande libertà il piacere di negarsi una gioia con la certezza di poterla ritrovare in qualunque momento.

 OTTO

Le concrezioni dei muri sollevano veli d’intonaco delicati come filigrana d’argento, minuscoli insetti abitano l’abbandono degli edifici insidiati dalla forza dei rampicanti, il legno dei portali contorti ha l’aspetto delle pietre di fiume, qui stati diversi della materia abitano le opere dell’uomo con lo stesso rapporto spontaneo che li unisce nella natura intorno, il vecchio si domanda a cosa serva sapere ciò che insegnano gli occhi e non dubita che una risposta ci sia anche laddove non ne vede alcuna, guardare e guardare per non cogliere altro che scaglie di quelle illusioni dello sguardo chiamate realtà, la fede cieca nell’irreale salva il vecchio dai propositi edificanti con cui dovrebbe abitare la sua parte di arazzo, quante figure sfumate hanno il dono di sembrare altro senza permettere a nessuno di assegnare loro un posto che potrebbe essere definito elettivo, scuote la testa molto più spesso di quanto non facesse quando pure si credeva scettico, e poi l’enigma dell’amore come malattia endemica della solitudine salvifica, il duale che assale e fa male e fa male e fa male.

 NOVE

I tanti racconti sugli amici morti anzitempo perché la fame di vita a volte è così sciocca da nutrire anche la precoce scomparsa di chi prova a soddisfarla, amori rincorsi lungo gli anni a costo di fedeltà e tradimenti il cui slancio avrebbe meritato l’accoglienza della memoria senile, lo sconcerto dei superstiti nell’ordinare il passato di chi non c’è più senza ottenere altro che la malacopia di quanto sarebbe riuscito ai diretti interessati, l’oblio dei testimoni cancella ulteriormente chi ormai vive solo delle tracce lasciate in qualche arrabattarsi altrui, l’aurora si fa alba per l’impercettibile risuonare della luce fra terra e cielo, il respiro del bambino arrochito da un mal di gola che però ha interrotto il suo sonno notturno una sola volta, una falena svolazza davanti al riquadro luminoso del monitor che fa da pendant alle finestre dove il giorno entra a fatica per le decine d’altre falene aggrappate alla rete anti-zanzare, riprende il lavorio della formiche e s’intuisce che la calma della campagna al risveglio è piena di eventi estremi nella lotta ad armi pari fra vita e morte.

 DIECI

Tutta la pienezza degli amori sofferti guizza negli occhi di chi è stato tratto in salvo dal rifiuto, quei figli in cui si sospetta una partecipazione estrema dei contributi somatici genitoriali, per il vecchio l’esistenza del polo lontano a cui indirizzare pensieri d’amore appare certa anche nel pieno di una divagazione, il vecchio cerca di passare inosservato agli occhi della donna ma la guarda di continuo benché sappia che guardare sia il modo migliore per essere visti, certe ore della notte consentono risvegli colmi di una stupita fiducia nell’impossibile, sfuma sui confini della veglia la facoltà di cambiare in meglio il corso delle cose, se non era disposto a capire quanto banali fossero le sue intenzioni non poteva concedersi a una terra capace di favorire l’esodo dei nativi, le case di città sono i loculi dove si officia la malavita e la malasorte, ma nessuna campagna può essere davvero accogliente se su uno qualsiasi dei suoi sentieri non si è consumato un atto d’amore anche solo col pensiero, affinché un territorio sia abitabile occorre averlo reso unico col lascito di una propria passione messa in gioco, il gioco bello non deve mai durare poco.

 PROMEMORIA (per riassumere)

Seminare non pensando al raccolto – Domandare senza pretesa di risposta – Chiedere tanto solamente a se stessi – Fidarsi delle conseguenze dei propri atti e delle proprie parole – Accettare di non essere determinanti in nulla – Seminare per il solo piacere del gesto con cui la mano lancia il seme – Ammettere che per quanto ci si impegni i propri atti e le proprie parole possono non produrre alcun effetto – Temere di non essere influenti – Temere di essere influenti – Temere di temere – Temere di non avere timori – Fare soprattutto cose giuste – Interrogarsi in modo problematico sul proprio concetto di bellezza e di giustizia – Ammettere l’esistenza di etiche ed estetiche molto diverse dalle proprie – Ammettere che le diversità possano generare conflitti – Operare il più possibile per una conciliazione delle diversità – Opporsi con la forza solo a chi vuole imporsi con la forza – Non stancarsi di ragionare e di mediare – Cedere quanto più si può – Sempre e ovunque seminare gentilezza.

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