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Francia, Italia e Spagna vogliono una lista transnazionale per i seggi Ue del Regno unito

Roma – “La Brexit è una decisione che ci rammarica, ma che rispettiamo”. Esordiscono così i titolari delle deleghe agli Affari europei di Francia, Italia e Spagna in una lettera congiunta con la quale chiedono una riforma per creare una “circoscrizione europea” con almeno una parte dei 73 seggi che il Regno Unito libererà al Parlamento europeo dopo la Brexit.

Per fissare “un punto essenziale”, e cioè il principio “che il Parlamento europeo rappresenta l’interesse europeo, non l’aggregazione di 27 interessi nazionali”, i tre esponenti dei rispettivi esecutivi propongono che i seggi britannici vengano usati, “tutti o in parte, per creare un collegio elettorale unico per tutta l’Unione europea”. L’assegnazione degli scranni avverrebbe chiedendo agli elettori di esprimere il voto su una ‘scheda europea’ in cui si è chiamati a scegliere “tra liste europee, paritarie, che raggruppino candidati di almeno sette differenti nazionalità”.

La francese Nathalie Loiseau, l’italiano Sandro Gozi, e lo spagnolo Jorge Toledo, sono consapevoli delle resistenze che la proposta incontra tra gli altri partner. Per provare a superarle propongono che “almeno una trentina” di eurodeputati siano eletti in questo modo. In questo modo, sottolineano, non sono escluse le altre soluzioni possibili, perché il resto dei seggi potrebbe essere eliminato o diviso “tra i rimanenti 27 Stati membri in numero proporzionale alla popolazione di ciascun Paese”. L’importante, ritengono, è fissare il principio delle liste transnazionali. “La riforma può essere messa in atto senza rivedere i trattati”, assicurano, “inserendola nell’atto elettorale di cui stiamo già negoziando la revisione”.

L’esperimento “non sconvolgerà certamente gli equilibri politici del Parlamento europeo”. Né “modificherà d’incanto le abitudini degli elettori”. Tuttavia, concludono i ministri invitando i colleghi e le istituzioni europee a “osare” e trovare la “volontà politica” necessaria, sarebbe un modo per rafforzare “un autentico spazio pubblico europeo” e dare “a ciascun europeo una scelta in più per l’Europa”.

La proposta: i 73 scranni che l’Uk lascerà vuoti al Parlamento europeo nel 2019 siano assegnati almeno in parte con una nuova ‘scheda europea’ con candidati di almeno sette Paesi membri
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