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Lotta al cancro: politiche di prevenzione sul fumo e l'obesità potrebbero evitare oltre caso su tre

Bruxelles – Ogni anno nell’Unione Europea a 3,5 milioni di persone viene diagnosticato un cancro e per quasi una su tre non c’è più nulla da fare: 1,3 milioni di cittadini muoiono a causa di questa malattia. Ma per il 40 per cento dei pazienti lo sviluppo del cancro potrebbe essere prevenuto attraverso la sensibilizzazione e la promozione di uno stile di vita più sano. È questo ciò che emerge dall’evento organizzato dall’Istituto per la competitività (I-Com), “Che ruolo può giocare il Parlamento Europeo nella definizione dell’Europe’s Beating Cancer Plan?”

Come evidenziato dai dati presentati durante l’incontro, i fattori di rischio più prevedibili ed evitabili sono il fumo e l’obesità. Nella maggior parte dei casi i diversi fattori di rischio sono interconnessi e riguardano in generale il proprio stile di vita. Ecco perché “servono strategie mirate per le diverse fasce di popolazione”, ha commentato il presidente di I-Com, Stefano Da Empoli. “È importante che si concretizzi un impegno maggiore da parte delle istituzioni europee nella battaglia per la prevenzione del cancro, sia del Parlamento che della Commissione”.

La prevenzione sul fumo di tabacco

La questione del consumo di tabacco rimane centrale in questo discorso. Un possibile caso di sviluppo di cancro ogni tre potrebbe essere evitato se solo fossero attivate politiche di prevenzione sul fumo. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), il consumo di tabacco rappresenta il più grande rischio evitabile per la salute dei cittadini nell’UE, che causa oltre 300.000 morti premature all’anno.

Le strategie per ridurre il rischio legato al fumo coinvolgono le istituzioni nel supporto che possono offrire ai cittadini ad adottare alternative meno dannose. Secondo lo studio di I-Com presentato durante la conferenza, esistono diverse soluzioni. Il primo è lo snus (tabacco umido in polvere per uso orale), che ha permesso alla Svezia di diventare l’unico Paese in Europa a raggiungere l’obiettivo dell’Oms di ridurre la pratica del fumo a meno del 20 per cento della popolazione adulta. Ma sono soprattutto le sigarette elettroniche a essere riconosciute come strumenti efficaci, sia dal Servizio sanitario nazionale inglese che dall’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi e dal Consiglio economico, sociale e ambientale francese.

E non è un caso se proprio negli ultimi giorni, durante il “Scientific Summit on Tobacco Harm Reduction” promosso dall’Università di Tessalonica e dall’Università di Patrasso in Grecia (25 settembre 2020), è nata l’International Association on Smoking Control & Harm Reduction (SCHOR), un’associazione costituita da 55 esperti tra ricercatori e medici di 26 Paesi che avrà sede a Bruxelles. Il suo compito sarà quello di valutare in modo scientifico i nuovi prodotti, verificare in modo indipendente i dati prodotti dall’industria del tabacco e stabilire un dialogo con i legislatori a livello internazionale, europeo e nazionale. “L’anno scorso è aumentato il numero delle autorità regolatorie che ora permettono la vendita di prodotti a potenziale rischio ridotto, consentendo ai cittadini una appropriata informazione sui benefici e i rischi di questi dispositivi”, hanno illustrato i fondatori nel manifesto di Scohr. “Ma il dibattito su questi temi è ancora in una fase iniziale, occorrono più ricerche e pubblicazioni su questi dispositivi”.

Un ultimo sostegno alla ricerca di alternative alle sigarette tradizionali per limitare gli effetti negativi del fumo sulla salute è arrivato dal Global Tobacco & Nicotine Forum (22 settembre), il forum di settore che annualmente ospita i principali attori delle industrie del tabacco e degli enti regolatori. “Occorre più informazione e trasparenza”, ha dichiarato Clifford E. Douglas, direttore del Tobacco Research Network. “I prodotti alternativi non sono paragonabili come rischio al tabacco da combustione, ma in generale c’è molta confusione sui contenuti di nicotina nei diversi prodotti”. Per questo motivo è necessario uno stretto controllo sulle autorizzazioni che le principali industrie del tabacco devono ottenere prima di mettere sul mercato i nuovi dispositivi. Il caso di Iqos di Philip Morris è stato un chiaro esempio di “autorizzazione per ridotta esposizione di sostanze dannose”, come dimostrato dai funzionari della statunitense Food and Drugs Administration (Fda). Lo scorso 7 luglio ne è stata autorizzata la commercializzazione: secondo Fda, il principale punto a favore è proprio “la mancata combustione di carta e tabacco, un elemento che permette di limitare in modo considerevole la produzione di componenti chimiche nocive”.

Il supporto dell’UE alla prevenzione

A livello istituzionale, un nuovo modo di sviluppare strategie di controllo sui rischi del tabacco in Europa è quello rappresentato dalla legge approvata in Grecia nel 2019, al centro del summit greco del 25 settembre. “È costruita su 4 pilasti: prevenzione, protezione dal fumo passivo, assistenza in centri specializzati e valutazione di nuovi dispositivi con il principio di riduzione del danno”, ha spiegato l’esperto Ioannis Faropoulos. “È un’anomalia nel contesto Ue che il ministero della Salute si sia fatto promotore di un’iniziativa simile, come successo in Grecia”.

Per questa ragione, la riflessione sul ruolo che le istituzioni europee possono giocare per supportare la lotta al cancro attraverso politiche di prevenzione ha rappresentato il cuore dell’evento di I-Com. Bisogna ricordare che la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, nel suo discorso di apertura della consultazione a livello comunitario sul Europe’s Beating Cancer Plan (4 febbraio 2020) aveva dichiarato: “Siamo pronti a investire le nostre risorse in questo senso, ma vogliamo sentire i pareri della comunità scientifica”. Come risposta, circa il 20 per cento delle oltre 400 proposte della consultazione pubblica hanno chiesto alle istituzioni dell’Unione Europea di sostenere la politica di riduzione del danno da tabacco.

Intervenuta al dibattito, la co-presidente della commissione del Parlamento Europeo per l’Ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI), Dolors Montserrat, ha preso una netta posizione: “Il numero dei casi diagnosticati di cancro crescerà nei prossimi anni dal 25 al 35 per cento se non prendiamo delle misure sul breve periodo”. Per questo motivo Montserrat ha espresso la volontà della commissione di “implementare la collaborazione tra i Paesi membri e la conoscenza tra professionisti. Il Parlamento deve essere una guida a livello europeo per mettere fine a una piaga non solo sanitaria, ma anche sociale”, ha concluso.

Le ha fatto eco l’eurodeputata del Partito Democratico, Alessandra Moretti, membro della commissione ENVI: “Anche durante la pandemia Covid-19 non possiamo dimenticare le altre malattie che provocano milioni di morti”, ha commentato. “Dobbiamo sostenere i sistemi sanitari nazionali nella prevenzione primaria e finanziare i ricercatori e i medici che ci forniscono dati e contributi scientifici su cui basare il nostro lavoro”.

Il vicepresidente della Commissione Europea per la Promozione del nostro stile di vita europeo, Margaritis Schinas, impossibilitato all’ultimo momento a partecipare all’incontro, ha comunque ribadito il suo sostegno attraverso un comunicato: “La Commissione riconosce l’importanza Europe’s Beating Cancer Plan e sosterrà le azioni concordate con gli esperti del settore per prevenire la piaga del cancro, con ogni mezzo che potrà mettere a disposizione”.

Nell'UE ogni anno a 3,5 milioni di persone ne viene diagnosticato uno, ma il 40 per cento dei casi potrebbe essere intercettato prima che diventi irreversibile. Da Parlamento e Commissione pieno sostegno all'Europe’s Beating Cancer Plan, per sostenere sistemi sanitari e ricercatori
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