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Recovery fund in primavera e sul bilancio rischio rinnovo tecnico dell'esercizio 2020

Bruxelles – L’UE ha conosciuto un’accelerazione nel processo di adozione delle sue risorse per funzionamento e rilancio economico, ma per il bilancio di lungo termine è ancora una corsa contro il tempo. Le risorse del fondo per la ripresa non arriveranno prima della tarda primavera prossima, come ammesso dal commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni. Uno dei due componenti del pacchetto economico messo a punto dalla Commissione UE è già se non tardivo quantomeno in ritardo.

Per salvare il salvabile occorre fare in modo di avere quantomeno pronto il quadro finanziario pluriennale (MFF 2021-2027) per l’uno gennaio. Ma la tempistiche indicano che si è già fuori tempo massimo. A Bruxelles si calcolava nel 31 ottobre il termine ultimo per garantire la conclusione del processo di ratifica di tutti i Parlamenti nazionali, e avere così le risorse di bilancio dal primo giorno del 2021. Ma ci sono almeno 15 giorni di ritardo, che non è chiaro se e quanto potranno essere recuperati.

Il nuovo bilancio settennale non può entrare in funzione prima del primo gennaio, ma è comunque possibile che si attivi in un momento successivo. In base alle regole, senza un accordo o senza un nuovo bilancio si ha un’estensione tecnica del bilancio annuale all’anno successivo. Vuol dire che in una situazione di questo tipo si applicherebbe in automatico al 2021 il bilancio 2020, con gli stessi montanti, e quindi 172,5 miliardi di euro di impegni di spesa e 155,4 miliardi di euro di pagamenti.

L’Unione dunque rischia seriamente di andare in contro ad una soluzione ponte attraverso un rinnovo tecnico del suo bilancio fino all’entrata in vigore del nuovo budget pluriennale. Un esito che indubbiamente porrebbe comunque problemi al finanziamento dei programmi dell’Unione (dal 2021 dovrebbero partire programmi attualmente non previsti) oltre a minare la credibilità dell’Unione europea, già incapace di far avere fin da subito le risorse del recovery fund. Ma nell’Europa degli Stati le decisioni ricadono nella sfera dei governi nazionali. Per il Parlamento europeo il pacchetto economico è approvato, e dunque l’iter si considera concluso. Tutto adesso è nella mani dei leader.

Manca il via libera dei Ventisette in sede di Consiglio UE prima di poter procedere alla ratifica dei parlamenti nazionali. Ma in Europa è richiesta l’unanimità per licenziare il bilancio, e questo voto al gran completo non è scontato. Ungheria e Polonia non sembrano aver gradito le nuove regole che legano l’erogazione dei fondi UE al rispetto dei su cui l’Unione si fonda, e minacciano di far mancare il loro voto favorevole. Il Consiglio dovrebbe esprimersi sull’accordo di bilancio pluriennale, adesso portato a 1.090 miliardi su sette anni anziché 1.074 miliardi, la prossima settimana. Lì si potrà capire se l’accordo è al sicuro e, di conseguenza, se lo è anche il funzionamento dell’UE.

L'accordo tra Parlamento e Consiglio scongiura il peggio ma comunque è fuori tempo massimo per l'attivazione dall'1 gennaio del nuovo budget settennale. E resta l'incognita di un veto polacco-ungherese
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