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La frontiera irlandese chiude ai vaccini anti-COVID, l'UE fa 'mea culpa' e tranquillizza sul blocco

Bruxelles – La tensione al confine e poi il dietrofront. A Brexit avvenuta l’incubo di un “confine duro” tra Irlanda e Irlanda del Nord si è materializzato venerdì sera (29 gennaio) nel segno della disputa sui vaccini anti COVID che sta infiammando la politica europea.

Il livello di agitazione è salito a poche ore dal varo del nuovo meccanismo annunciato dalla commissaria europea Stella Kyriakides, che dal 30 gennaio assoggetta qualsiasi fiala prodotta negli stabilimenti europei delle aziende farmaceutiche che hanno concluso contratti con Bruxelles per la fornitura di vaccini anti-COVID all’approvazione degli Stati membri e al parere della Commissione europea. Le nuove misure prevedevano espressamente l’attivazione dell’articolo 16 del Protocollo sull’Irlanda del Nord che, nell’ambito della regolazione dei rapporti post-Brexit, rende possibile in situazioni di emergenza l’introduzione dei controlli alla frontiera nordirlandese sulle esportazioni di beni. La Commissione ha preso l’iniziativa giustificandola in virtù delle “difficoltà dovute alla scarsità nell’approvvigionamento che minaccia di intaccare il corretto svolgimento della campagna vaccinale degli Stati membri”.

La mossa, però, ha provocato l’indignazione della controparte britannica, che ha chiesto sin da subito chiarimenti sulla violazione di uno dei pilastri della Brexit, cioè lo sforzo nell’evitare un confine fisico tra le due “Irlande”. I media britannici hanno parlato anche di colloqui telefonici frenetici tra il primo ministro nordirlandese Arlene Forster e quello irlandese Micheál Martin e tra quest’ultimo e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Solo una nota trasmessa a ridosso della mezzanotte ha stemperato gli animi.

“Per rimediare alla mancanza di trasparenza nell’esportazione dei vaccini fuori dall’UE, la Commissione ha posto in essere delle misure che obbligano tali esportazioni all’autorizzazione da parti degli Stati membri”, hanno scritto da palazzo Berlaymont.  Nelle righe successive la Commissione ha assicurato che “il Protocollo sulla questione Irlanda/Irlanda del Nord non sarà compromesso. La Commissione non sta innescando alcuna clausola di salvaguardia”.

Lo shock di venerdì sera non è tuttavia passato in osservato, data la sensibilità che la questione del confine suscita nella storia irlandese (solo l’accordo del venerdì santo del 1998 metteva fine a una guerra durata trent’anni tra unionisti e nazionalisti), e ha fatto tremare rispetto alla facilità con cui è stato possibile mettere in discussione gli accordi pattuiti tra Londra e Bruxelles.

In un’intervista alla radio del servizio pubblico irlandese la commissaria ai Servizi finanziari, Mairead McGuinness, irlandese, è tornata sulla vicenda, affermando che venerdì scorso Bruxelles “ha fatto un errore privo di un esame adeguato che innesca gravi conseguenze”, dicendosi comunque sollevata del fatto che le nuove disposizioni sui controlli alla frontiera fossero state immediatamente ritirate. “Quando tutti hanno compreso che sarebbe stato un grosso problema, i funzionari e la presidente”, ha detto McGuinness riferendosi a von der Leyen, “hanno capito quanto la situazione fosse seria e quella clausola è stata eliminata”.

A nome della Commissione faccio mea culpa“, ha detto il rappresentante irlandese ammettendo l’errore. “Ci saranno comunque delle questioni che dovremmo affrontare nei prossimi giorni. Quello che è accaduto non è una bella cosa per la Commissione”.

L'annuncio, poi la concitazione tra il primo ministro irlandese e la presidente della Commissione europea. La commissaria Mairead McGuinness: "Grave errore commesso senza un'analisi ragionata"
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Questo contributo è stato pubblicato nell'ambito di "Parliamo di Europa", un progetto lanciato da Eunews per dare spazio, senza pregiudizi, a tutti i suoi lettori e non necessariamente riflette la linea editoriale della testata.

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