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Brexit, UE respinge richieste di Londra su commercio in Irlanda del Nord. Scontro con Banca d'Inghilterra su servizi finanziari

Bruxelles – Non sarà uno scambio di favori, ma una battaglia punto a punto tra Londra e Bruxelles. Ieri (mercoledì 10 febbraio) la Commissione Europea ha proposto una proroga fino al 30 aprile per ratificare l’accordo post-Brexit, Downing Street ha rilanciato chiedendo alcune modifiche al protocollo dell’Irlanda del Nord. Ma a questa richiesta il vicepresidente della Commissione, Maroš Šefčovič, ha chiuso – quasi del tutto – la porta: in una lettera recapitata al cancelliere del Ducato di Lancaster, Michael Gove (ministro senza portafoglio che agisce da braccio destro del premier Boris Johnson), è stata respinta la maggior parte delle richieste britanniche per un commercio più agevole nell’isola d’Irlanda.

Il confine doganale tra Gran Bretagna e Irlanda del Nord è stato creato come parte dell’accordo sull’uscita del Regno Unito dall’UE, nel tentativo di impedire la creazione di un confine duro con la Repubblica d’Irlanda. Possibili emendamenti sul testo finale sono al vaglio della Commissione UE solo per quanto riguarda le importazioni di acciaio in Irlanda del Nord dalla Gran Bretagna. Per il resto, l’Unione Europea mostra un atteggiamento intransigente: oggi Šefčovič è a Londra per cercare di trovare un’intesa con la controparte.

Respinta la proposta di dare più tempo (fino al primo gennaio 2023) ai supermercati britannici e ai fornitori per adeguarsi al nuovo confine doganale per le merci spedite a Belfast. “Per quanto riguarda prodotti a base di carne, certificati sanitari per l’esportazione, pacchi e servizi espressi, vorrei ricordare che le deroghe generali non possono essere concordate oltre quanto già previsto dal protocollo”, ha scritto Šefčovič. Rifiutata anche la rimozione delle barriere ai viaggi di animali domestici tra la Gran Bretagna e l’Irlanda del Nord e il movimento di patate da semina e altre piante e prodotti vegetali: “Qualsiasi flessibilità comporterebbe l’impegno del Regno Unito ad allinearsi alle norme dell’Unione”.

Il capo-negoziatore UE, Michel Barnier, all’evento Europe after Brexit (11 febbraio)

Intervenuto oggi all’evento Europe after Brexit (organizzato dall’European Business Summit), il capo-negoziatore UE, Michel Barnier, è stato chiaro nel ricordare che “le negoziazioni sono finite e non ce ne saranno altre, nemmeno in Irlanda del Nord”. Barnier ha specificato che “abbiamo sempre detto la verità su cosa sarebbe successo dal primo gennaio, che il divorzio avrebbe avuto conseguenze sul commercio”. Questo tuttavia non esclude il fatto che l’UE sia aperta a “trovare soluzioni pratiche e operative nel rispetto dell’accordo. Ma quello che succede nel Regno Unito non è più affare dell’Unione Europea”.

Per quanto riguarda la controversia sulla decisione della Commissione UE di imporre controlli sulle consegne del vaccino COVID-19 due settimane fa, Barnier ha spiegato che “è stato un errore, immediatamente corretto”, dal momento in cui “il regolamento sull’esportazione dei vaccini non interferisce con il protocollo sull’Irlanda del Nord“. L’incontro di oggi tra Šefčovič e Gove è stato salutato da Barnier come “necessario per continuare a collaborare con Londra all’interno del Comitato misto UE-Regno Unito”. Ricordando le tensioni a Belfast che hanno portato alla sospensione dei controlli doganali, il capo-negoziatore UE ha avvertito che “tutte le parti devono essere responsabili, la situazione sull’isola non è mai facile”.

Lo scontro sui servizi finanziari

Ma è su un alto fronte che si è vista aumentare la tensione tra Londra e Bruxelles. In un discorso ai dirigenti finanziari della City, il governatore della Banca d’Inghilterra, Andrew Bailey, ha esortato l’Unione Europea a non intraprendere una battaglia normativa contro il Regno Unito sui servizi finanziari. Il governatore ha avvertito che “un mondo in cui l’Unione detta e determina quali regole e standard dobbiamo rispettare non funzionerà“.

Nonostante la Brexit abbia costretto molte aziende a spostare parte dei servizi fuori dal Regno Unito, Londra rimane il principale centro finanziario europeo. L’accordo post-Brexit entrato in vigore il primo gennaio non copre i servizi finanziari, ma include solo una dichiarazione congiunta sulla cooperazione normativa e un impegno a concordare un memorandum d’intesa entro fine marzo che istituisca un quadro per la futura cooperazione. Il governatore Bailey ha lamentato il fatto che la Commissione UE si stia impuntando sulle concessioni dell’equivalenza, cioè la decisione se un settore soddisfa gli standard di regolamentazione dell’Unione Europea: “Il Regno Unito non ha intenzione di muoversi verso una regolamentazione bassa, ad alto rischio”, ha attaccato.

Dalla tribuna dell’European Business Summit è arrivata subito la replica di Barnier: “La nostra priorità è la stabilità finanziaria dell’eurozona e non prenderemo rischi per nessun motivo“. Il capo-negoziatore UE ha aggiunto che “non permetteremo che le regole europee non siano rispettate, soprattutto nelle prossime settimane e mesi”, dal momento in cui, “quando parliamo di servizi finanziari, c’è sempre una memoria da pesci rossi. La crisi del 2008, con le conseguenze economiche e sui posti di lavoro, non è così lontana e adesso dobbiamo affrontare anche quella scatenata dalla pandemia COVID-19”. Per questo motivo, ha concluso Barnier, “anche se il Regno Unito è uscito dal Mercato unico, su ogni settore la competizione dovrà essere libera e aperta, ma corretta”.

Oggi il vicepresidente della Commissione Sefcovic nel Regno Unito per implementare il protocollo sull'isola d'Irlanda: probabili concessioni solo sull'acciaio. Il capo-negoziatore UE Barnier: "La stabilità dell'eurozona è fuori discussione, le nostre regole vanno rispettate"
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