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Nucleare, nel 2019 un quarto del mix energetico dell'UE generato dalle centrali. Più della metà arriva dalla Francia

Bruxelles – L’energia nucleare era un quarto del mix energetico dell’Ue nel 2019, con 106 reattori ancora attivi in 13 Stati membri: oltre 765mila GWh di elettricità prodotta, ovvero il 26 per cento della produzione totale di elettricità nell’UE. Gli ultimi dati Eurostat mostrano che la Francia continua a essere il principale produttore di energia nucleare con 399mila GWh di energia prodotta (circa il 52,1 per cento del totale dell’UE) con netto distacco dagli altri Paesi dell’Ue.

Parigi è seguita a distanza da Germania (75mila GWh o 9,8 per cento), Svezia (66mila GWh o 8,6 per cento) e Spagna (58mila GWh o 7,6 per cento) e solo questi quattro Paesi insieme rappresentavano più di tre quarti della quantità totale di elettricità generata negli impianti nucleari nell’UE. Complessivamente, dal 2006 la produzione lorda totale di elettricità dalle centrali nucleari è diminuita del 16,3 per cento, principalmente a causa della chiusura dei reattori nucleari in Germania e anche in Svezia. Il trend in calo dovrebbe essere confermato anche nel 2020, che secondo un rapporto di Ember e Agora Energiewende è stato “l’anno peggiore per la generazione nucleare”.

Secondo il rapporto, la produzione nucleare è scesa in Europa del 10 per cento nel 2020, calo record dal 1990. La produzione nucleare continuerà a diminuire man mano che i Paesi procederanno verso l’eliminazione graduale del nucleare: 2022 per la Germania, 2025 per il Belgio, 2030 per la Spagna e una riduzione in Francia entro il 2035 a metà del suo mix di elettricità. In Francia, infatti, il nucleare continua a rappresentare circa il 70 per cento dell’attuale mix energetico ma Macron ha annunciato nel 2018 di voler ridurre la quota di energia nucleare al 50 per cento della produzione di elettricità entro il 2035, il che comporterà la chiusura di almeno 14 reattori nucleari (quelli più vecchi) in otto centrali nucleari. In tutto la flotta nucleare francese comprende 58 reattori operanti in 19 centrali elettriche.

Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo per il Green Deal

In un intervento a un webinar organizzato dal Gruppo Brunswick e dal think thank Jacques Delors, il vicepresidente esecutivo per il Green Deal, Frans Timmermans, ha ricordato ancora una volta che la scelta su quali fonti di energia includere nel mix nazionale “è una decisione che spetta solo agli Stati membri”, i quali dovrebbero però valutare attentamente. A Bruxelles si discute molto sul ruolo del nucleare come fonte energetica a basse emissioni di carbonio nel quadro della Tassonomia verde, il sistema di classificazione dell’Ue per gli investimenti sostenibili. Trovare un compromesso tra le tre Istituzioni su se inserire o meno il nucleare tra “gli investimenti verdi” si è rivelato impossibile durante i negoziati e dunque Stati membri e Parlamento hanno semplicemente ritardato la decisione su come classificare le tecnologie di “transizione” come il gas naturale e l’energia nucleare. Il Gruppo di esperti chiamato dalla Commissione dovrebbe dare una sua valutazione sulla questione entro il mese di marzo, così che Bruxelles possa licenziare il nuovo Regolamento sulla finanza verde in primavera.

Parigi punta entro il 2035 a chiudere almeno 14 reattori nucleari in otto centrali. In attesa del Regolamento sulla finanza verde, atteso in primavera, il vicepresidente per il Green Deal Timmermans ricorda che "la decisione sul mix energetico è degli Stati membri, che dovrebbero però valutare l'impatto delle loro scelte"
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