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Nuova PAC, Italia e altri 13 Paesi chiedono di integrare elementi di semplificazione nell'accordo

Bruxelles – Italia, Austria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Polonia, Romania e Spagna chiederanno la prossima settimana al Consiglio Agricoltura (22 e 23 marzo) che la nuova Politica agricola comune post-2020 (PAC) sia “più performante senza aumentare gli oneri amministrativi per i beneficiari e le amministrazioni e senza creare insicurezza nell’uso dei fondi”. Lo scrivono in un non paper che sarà discusso la prossima settimana dai ministri europei dell’agricoltura.

Parola d’ordine: semplificazione. Le 14 delegazioni europee mettono sul tavolo dei negoziati una serie di proposte per semplificare l’attuazione della PAC, mentre i colloqui tra le istituzioni si fanno più serrati per cercare di trovare un accordo entro il mese di maggio, come richiesto dalla presidenza di turno del Portogallo. Innanzitutto, il riconoscimento della possibilità di correggere gli errori commessi dai beneficiari (per evitare sanzioni per errori commessi “in buona fede”); la semplificazione del “nuovo modello di attuazione” (il cosiddetto delivery model) ad esempio limitando i rischi di rettifiche finanziarie.

Per i Paesi, ogni piano strategico nazionale della PAC – richiesto da Bruxelles in cambio dei contributi finanziari – deve rimanere un documento di programmazione strategica, che “riflettano” le scelte politiche degli Stati membri nell’attuazione della PAC. Secondo gli Stati la Commissione sta chiedendo troppi dettagli sulle condizioni di attuazione degli interventi, che sono “strettamente una questione di attuazione nazionale e che dovrà essere controllata a livello nazionale”, scrivono nella nota. Infine, è importante che siano resi più semplici gli atti delegati e in generale i documenti di lavoro della Commissione, per rendere il quadro giuridico più chiaro per gli Stati membri, che altrimenti rischierebbero di abbassare il loro livello di ambizione, “in particolare per quanto riguarda gli obiettivi ambientali e climatici”.

Le proposte saranno sul tavolo dei ministri Ue per l’Agricoltura della prossima settimana, che faranno il punto sui negoziati tra le istituzioni sulla riforma in discussione. Lisbona vuole chiudere un accordo entro l’estate per dare tempo ad agricoltori e aziende agricole di adattarsi alle nuove pratiche, che entreranno in vigore dal primo gennaio 2023.

Rendere più semplice per agricoltori e aziende l'attuazione della nuova Politica agricola comune, senza creare insicurezza sull'uso dei fondi di Bruxelles. Le proposte delle 14 delegazioni saranno sul tavolo del Consiglio Agricoltura del 22 e 23 marzo
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