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Nuova PAC, i ministri UE insistono sulla "flessibilità" nella valutazione dei piani strategici

Bruxelles – Si avvicina la resa dei conti sulla riforma della Politica agricola comune (PAC) che entrerà in vigore da gennaio 2023, ma rimangono differenze sostanziali tra Parlamento e Consiglio. Gli Stati hanno dimostrato l’impegno comune “a trovare un accordo durante questa presidenza”, ha sottolineato Maria do Céu Antunes, ministra portoghese dell’Agricoltura, al termine della due-giorni del Consiglio Agrifish (22 e 23 marzo).

Obiettivo della riunione: accelerare i negoziati in vista del super trilogo che si terrà venerdì 26 marzo e trovare un accordo entro il mese di maggio o al più tardi entro giugno. La presidenza di turno ottiene il mandato rinforzato per negoziare venerdì con il Parlamento su tutti e tre i pilastri di questa riforma: Piani strategici, organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli, struttura di governance e finanziamento della spesa agricola. “C’è un chiaro impegno da parte degli Stati membri a trovare l’accordo di riforma durante questo semestre. Questa è una scadenza fondamentale per rendere possibile la progettazione e l’approvazione dei piani strategici e per la loro attuazione a partire da gennaio 2023”, ha riassunto il ministro al termine della riunione che si è svolta in presenza, vista la densità degli argomenti da trattare.

Lisbona ha messo sul tavolo dei ministri una proposta di compromesso , garantendosi da parte dei Paesi la necessaria flessibilità per negoziare con il Parlamento europeo. Il pacchetto prevede quattro pilastri principali: una definizione obbligatoria di ‘agricoltore attivo’, contro cui si è detta contraria la maggioranza dei Paesi, compresa l’Italia rappresentata dal ministro per le Politiche agricole, Stefano Patuanelli; una definizione (facoltativa) di ‘nuovi agricoltori’; raggiungere l’85 per cento degli aiuti di diretti nel 2026 (75 per cento nell’iniziale posizione e 100 per cento per il Parlamento) e una quota del 3 per cento dei pagamenti diretti riservata ai giovani agricoltori (il Consiglio vuole limitarsi al 2 per cento mentre il Parlamento europeo spinge per il 4 per cento). Sebbene la presidenza abbia parlato di una “generale convergenza” sul compromesso, in realtà gli Stati si mantengono sulla posizione iniziale del Consiglio sulla riforma della PAC. Da parte di Lisbona c’è “ottimismo per la super riunione di venerdì prossimo”. 

Stefano Patuanelli

I ministri hanno insistito sulla necessità di concedere agli Stati flessibilità nel fissare nella formulazione dei piani strategici, una delle principali novità di questa riforma della Politica agricola comune.

Una flessibilità su cui insiste anche Patuanelli. Bruxelles deve mostrare flessibilità nel chiedere ai Paesi di rendere i piani strategici allineati con le sue raccomandazioni per la transizione, in particolare le strategie “Farm to Fork” (dal produttore al consumatore) e quella per la biodiversità che si inquadrano nelle ambizioni climatiche dell’UE. L’agricoltura è responsabile del 10 per cento delle emissioni concentrate nell’UE, e i negoziati sulla PAC si giocano anche su “Ogni percorso di transizione ha bisogno di strumenti flessibili e dei tempi giusti”, ha spiegato alla stampa lunedì a margine dei lavori del Consiglio. Ed è ciò che bisogna garantirsi “all’interno della nuova PAC nel rapporto che ci sarà tra la strategia nazionale e le Regioni da un lato e l’Europa dall’altro”. In altre parole, ogni Stato membro deve avere la possibilità di raggiungere gli obiettivi fissati da Bruxelles con “strumenti che si adattino alla loro tipologia produttiva”.

Come anticipato, durante i lavori della seconda giornata quattordici Paesi tra cui l’Italia, l’Austria e la Francia hanno presentato una proposta di semplificazione dell’attuazione della PAC“Mi auguro che i negoziati possano concludersi a maggio”, ha aggiunto il commissario all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski. Ma si dice come il Portogallo ottimista sul risultato, sposando la linea di compromesso della presidenza di turno, dal momento che gli Stati membri hanno “forte mandato” alla presidenza di Lisbona per portare a casa il risultato. “Penso proprio che a maggio ci sarà un buon risultato”.

Si avvicina la resa dei conti sulla riforma della Politica agricola comune che entrerà in vigore da gennaio 2023, ma rimangono differenze sostanziali tra Parlamento e Consiglio. Venerdì super trilogo per far avanzare i negoziati, la presidenza di turno del Portogallo rimane ottimista su un accordo al più tardi entro giugno
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