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Ripresa diversificata per il tessile, incertezze per aerospazio: l'impatto COVID sulle industrie UE

Bruxelles – Cos’è stato, cosa sarà. La pandemia di Coronavirus, con tutto ciò che ne è scaturito, ha prodotto una crisi senza precedenti di cui poco si sa. In Parlamento europeo si tenta di monitoraggio della stato di salute dei vari settori industriali. E’ lo studio dell’impatto del COVID sulle industrie richiesto dalla commissione Industria a esplorare ricadute e possibili scenari di ripresa per le imprese di tutta Europa. Il risultato è un’Europa a ritmi di risposta differenziati. I diversi settori sono stati colpiti in maniera disomogenea, e anche gli stessi comparti conosceranno ripresa diversa a seconda del tessuto nazionale. Ecco, settore dopo settore, la situazione industriale a seguito del COVID.

Industria dell’auto

In tutti gli Stati membri dell’UE, le fabbriche automobilistiche sono state chiuse per una media di 30 giorni, con i tempi di fermo più brevi in Svezia (15 giorni) e i più lunghi in Italia (41 giorni). Nella prima metà del 2020, l’industria automobilistica dell’UE ha subito perdite di produzione di 3,6 milioni di veicoli, il che riflette una perdita di 100 miliardi di euro. La pandemia ha colpito più di 1,1 milioni di posti di lavoro direttamente a causa della chiusura degli stabilimenti tra marzo e maggio. Il numero di persone che lavorano attivamente negli stabilimenti è stato notevolmente ridotto. Oltre ai lavoratori licenziati, molti sono stati riassunti con contratti a breve termine.

L’impatto del COVID-19 sui veicoli elettrici “è meno grave” dell’impatto sul settore in generale. La quota media delle vendite di auto elettriche sul totale delle vendite di auto è aumentata dal 3,4% nel 2019 al 7,8% nella prima metà del 2020, con un picco dell’11% ad aprile e di circa l’8% a maggio e giugno. Anche per quanto riguarda le vendite globali, le auto elettriche sono state meno colpite rispetto alle auto non elettriche. Dopo la prima ondata di pandemia, i veicoli elettrici potrebbero aumentare ulteriormente la loro quota di mercato fino al 10,5% del mercato automobilistico totale dell’UE.

Anche se “lo scenario più probabile di ripresa per il settore automobilistico sembra essere a forma di U”, c’è comunque la possibilità che le aziende esposte a mercati finali come la produzione automobilistica continueranno a subire l’impatto negativo di COVID-19 per tutto il prossimo anno, poiché le loro prestazioni sono direttamente correlate a quelle delle loro controparti settoriali.

Industria aerospaziale

Lo scoppio della pandemia in Europa ha innescato un repentino calo della domanda di aviazione civile, evidente nell’andamento quotidiano di marzo, mese terminato con un calo del traffico aereo dell’86,1% rispetto ai livelli del 2019, e nel calo senza precedenti del 92,8% a metà aprile, quando le limitazioni alla mobilità e ai trasporti sono state attuate dalla maggior parte degli Stati membri dell’UE. Tra gennaio e giugno 2020, il numero di aeromobili a terra in Europa è aumentato complessivamente dell’80% rispetto all’anno precedente, facendo dell’Europa la regione con le peggiori tendenze mondiali. Nel 2020 sono stati persi circa 191mila posti di lavoro diretti per l’intera industria europea, ciascuno dei quali si stima sostenga altri sei posti di lavoro nell’economia. Si calcola un totale di 56,2 miliardi di euro di perdite nette per compagnie aeree, aeroporti e fornitori di servizi di navigazione aerea.

Anche qui vale lo stesso delle imprese automobilistiche. Le aziende esposte a mercati finali come la produzione aerospaziale continueranno a subire l’impatto negativo di COVID-19 per tutto il prossimo anno, poiché le loro prestazioni sono direttamente correlate a quelle delle loro controparti settoriali.

Industria chimica

Tra gennaio e giugno 2020, la produzione chimica nell’UE27 è diminuita del 5,2% rispetto ai livelli dell’anno precedente. Dati recenti suggeriscono che, nonostante il calo che il settore ha subito nei primi due mesi della pandemia, “le prospettive di ripresa dell’intero comparto chimico sono positive e indicano una ripresa a forma di V”. Tuttavia, rileva lo studio, “le principali differenze negli impatti della crisi tra paesi e paesi diversi indicano una prospettiva di ripresa probabilmente diversa”. Il rimbalzo generale nasconderà dunque criticità nazionali.

Edilizia

Anche se si stima che le industrie delle costruzioni nell’area dell’euro operassero al 25-30% al di sotto della loro capacità normale durante la prima ondata, la situazione nell’UE è molto varia. In alcuni Stati membri è stato possibile continuare l’attività più o meno come prima (ad esempio in Germania), mentre in alcuni paesi (come Italia, Spagna, Slovacchia, Irlanda o Francia) le attività del settore edile erano fortemente limitate. Secondo le previsioni, la ripresa inizierà nel 2021. Tuttavia, una completa ripresa ai livelli pre-crisi del 2019 richiederà fino al 2023.

Ristorazione

A patire fortemente qui sono stati gli operatori del sotto-settore noto come HORECA, l’insieme di bar, ristoranti, alberghi. Strutture che hanno dovuto chiudere i battenti per decisioni della autorità locali e nazionali. Il settore alimentare ha ottenuto il maggior successo nella vendita al dettaglio e ha persino aumentato l’occupazione rispetto all’anno precedente del 2,4%. Un aumento delle vendite legato al cambiamento nel comportamento dei consumatori, che hanno smesso di mangiare fuori e iniziato a mangiare a casa le cose cucinate dai ristoratori.

In generale, il calo della produzione dell’industria alimentare e delle bevande è stato molto inferiore rispetto alla produzione manifatturiera totale (-9,1% nel secondo trimestre del 2019). Una tendenza simile è stata osservata per l’andamento anno su anno del fatturato dell’industria alimentare e delle bevande rispetto al totale della produzione (-6,6% e -22,9% rispettivamente rispetto al secondo trimestre 2019). Allo stesso modo, anche i livelli di occupazione nell’industria alimentare e delle bevande sono diminuiti, ma in misura minore rispetto alla produzione totale

La ripresa del settore alimentare e delle bevande dipende sostanzialmente dal sotto-settore: mentre i dettaglianti alimentari hanno saputo adeguarsi all’evoluzione della domanda, in particolare nel caso della grande distribuzione, la ripresa del sotto-settore della ristorazione focalizzata su hotel, fiere ed eventi, dipendono in gran parte dalla possibilità di riaprire alberghi, organizzare fiere e organizzare eventi.

Abbigliamento e tessile

Causa chiusura dei negozi e blocco alle importazioni di materie prime, il 60% delle aziende tessili europee intervistate in un sondaggio condotto tra marzo e aprile 2020 prevede un calo delle vendite di oltre la metà; 7 su 10 hanno incontrato gravi difficoltà finanziarie e 8 su 10 hanno dichiarato di aver ridotto, almeno temporaneamente, la propria forza lavoro. Mentre le vendite al dettaglio sono diminuite, le vendite on-line hanno raggiunto record storici in alcuni paesi dell’UE, indicando un cambiamento nel comportamento dei consumatori nei confronti dell’e-commerce che è continuato per il resto del 2020. Nel complesso i dati di crescita annuale del settore sono negativi rispetto al 2019. La produzione e le vendite al dettaglio sono diminuite rispettivamente del 15% e del 9,4% per l’abbigliamento e del 7% e del 9,7% per il tessile.

In prospettiva bisogna stringere i denti. Le aziende esposte a mercati finali come la produzione tessile continueranno a subire l’impatto negativo di COVID-19 per tutto il prossimo anno, poiché le loro prestazioni sono direttamente correlate a quelle delle loro controparti settoriali. Nello specifico il fatturato complessivo del settore dovrebbe riprendersi di circa il 15% nel 2021 (con un potenziale recupero della spesa dei consumatori), ma non si prevede che torni ai livelli pre-crisi fino al terzo trimestre del 2023, nell’ipotesi di un progressivo allentamento della emergenza sanitaria e consistenti misure di sostegno all’economia.

Industria digitale

Con un -4,8% l’industria digitale è tra i settori che hanno registrato il calo più contenuto rispetto all’anno precedente. Se è vero che all’inizio della pandemia ci sono state interruzioni nei servizi, con la necessità di telelavoro i fornitori di soluzioni telematiche hanno saputo venire incontro all’improvvisa domanda. Le prospettive di ripresa per il settore sono relativamente positive, e la maggior parte delle industrie digitali che sono state danneggiate dalla crisi dovrebbero iniziare a riprendersi nel 2021. Mentre i primi segnali di ripresa sono attesi nel 2021, la piena ripresa è prevista per il 2022. Qui, secondo gli autori dell’analisi, si può parlare di ripresa ‘a V’.

Industrie sanitarie

Danno lavoro a oltre sette milioni di persone, e la sola industria farmaceutica rappresenta circa 213 miliardi di euro di valore di mercato. In generale, le industrie sanitarie non sono state colpite così duramente come le altre industrie trattate nello studio. Sebbene il settore non sia sfuggito all’impatto negativo delle conseguenze della pandemia COVID-19, le esternalità negative non si sono diffuse in tutto il settore. Tra produzione di macchinari, materiale protettivo e farmaci, a settembre 2020 la vendita al dettaglio di prodotti farmaceutici è aumentata del 12% rispetto ad aprile, quando le vendite sono state le più basse. Ciò implica che “fino a settembre il settore è riuscito a recuperare del 98% ai livelli pre-crisi”. Il problema del settore è stata un’improvvisa impennata della domanda. Questo si è ripercosso all’inizio, ma per il settore farmaceutico, poiché è stato appena colpito e solo durante le prime fasi della pandemia, è molto probabile un recupero relativamente rapido di una forma a V piatta.

Uno studio per la commissione Industria del Parlamento UE avverte che la ripresa richiede tempo. Fino alla fine del 2023 per la ripresa dell'edilizia, stime impossibili per bar e ristoranti
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