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Bulgaria, Borissov vince ma non sfonda. Quarto mandato in bilico

Bruxelles – In Bulgaria il voto di domenica 4 aprile ha decretato un panorama politico più frammentato di quanto ci si aspettava. Tra un mese, quando sarà convocata per la prima seduta, nella nuova Assemblea Nazionale siederanno sei partiti, metà dei quali lo faranno per la prima volta. L’incognita maggiore però è legata al nuovo governo, che di lì a poco dovrà essere nominato dal presidente della Repubblica e che dovrà ricevere l’approvazione dal parlamento con due voti a maggioranza semplice.

Il vero vincitore delle ultime elezioni è il voto di protesta. Con il 26 per cento dei voti il GERB (Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria), il partito del presidente del Consiglio uscente Boyko Borissov, è uscito indebolito dalle urne. Dopo l’exploit del 32 per cento nel 2017, i consensi per Borissov, che governa la Bulgaria quasi senza interruzioni dal 2009 (ha abbandonato l’incarico per più di un anno nel 2013 e per alcuni mesi nel 2017), hanno subito un duro colpo dopo le proteste delle piazze nel 2020. Quando il Capo dello Stato Rumen Radev gli assegnerà l’incarico di trovare una quadra per il nuovo governo sarà consapevole di poter contare su pochi alleati. Il Movimento Nazionale Bulgaro (VMRO), che ha partecipato all’esecutivo uscente, ha ottenuto il 3,6 per cento dei voti, non superando così la soglia di sbarramento del 4 per cento valida per ottenere seggi in parlamento.

Sembra meno ottimistica l’ipotesi di allargare alle forze politiche che hanno guadagnato dalla propaganda anti-sistema propagatasi sulla scia dello scontento nei confronti del primo ministro e che occuperanno per la prima volta gli scanni dell’unica camera parlamentare del Paese. Ad approfittare dell’instabilità politica e della scarsa affluenza alle urne, vicina al 40 per cento degli elettori, è stato in soprattutto il personaggio televisivo Slavi Trifonov, fondatore di ITN (“C’è un popolo come questo”). Contro tutte le aspettative è diventato il leader del secondo partito del Paese, ottenendo più del 17 per cento. Sembra improbabile che ITN e gli altri due partiti, che hanno contribuito ad alimentare l’insoddisfazione verso l’attuale primo ministro, Bulgaria Democratica e “Alzati Bulgaria! Mafia fuori!” (che hanno messo in tasca rispettivamente il 9,5 per cento e il 4,7 per cento dei voti), possano dare vita al quarto governo Borissov. Come candidato di ITN per la guida del governo Trifonov dovrebbe essere incaricato di formare un nuovo esecutivo se le consultazioni di Borissov non andassero a buon fine.

L’unica possibilità per l’ex sindaco di Sofia sarebbe quella di cercare collaborazione da parte del Partito Socialista Bulgaro (BSP), che ottenendo il 15 per cento dei voti sconta un calo di 12 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2017, e del partito della minoranza turca, il Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS). Il 10,5 per cento raccolto da quest’ultimo sarebbe però insufficiente per Borissov per contare su una maggioranza di governo. Al termine dello spoglio, invece, i socialisti bulgari, al loro peggiore risultato elettorale di sempre, hanno escluso nuovamente l’ipotesi di allearsi con il premier uscente.

C’è attesa per l’annuncio della nuova ripartizione del parlamento che sarà comunicata giovedì 8 aprile dall’ufficio elettorale nazionale. Ma c’è anche timore che il Paese balcanico possa trovarsi nel giro di qualche mese nel mezzo di una crisi politica se anche l’ipotesi di un governo alternativo (e probabilmente meno europeista) dovesse naufragare.

A livello europeo la vittoria di Borissov non ha destato particolari reazioni. Il GERB è affiliato al partito popolare europeo e tra le fila del PPE conta sei europarlamentari, ma a eccezione dell’augurio di buona fortuna del segretario generale del partito Antonio López-Istúriz White il politico bulgaro non ha ricevuto un sostegno significativo per il suo risultato elettorale, probabilmente a causa della reputazione danneggiata dalle accuse di violazione dello stato di diritto e di corruzione.

Alle elezioni per decidere la nuova Assemblea Nazionale trionfa il populismo. I socialisti chiudono la porta al primo ministro uscente, la cui poltrona traballa
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Questo contributo è stato pubblicato nell'ambito di "Parliamo di Europa", un progetto lanciato da Eunews per dare spazio, senza pregiudizi, a tutti i suoi lettori e non necessariamente riflette la linea editoriale della testata.

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